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    Edipo Re di Renoir, la storia infinita di una tela contesa rubata nell’84

    In assenza di un titolo valido che dimostri la proprietà la Cassazione rinvia alla Corte d’Appello per dirimere la querelle tra la famiglia che ha subìto il furto e l’architetto che ne è entrato in possesso per via ereditaria

    La tela Edipo Re dipinta da Pierre Auguste Renoir, del valore di oltre un milione di euro, resta ancora senza una proprietario certo. Perché il possesso da parte della famiglia romana alla quale è stato rubato nell’84 non basta a dimostrare la proprietà in assenza di un titolo originario. Lo stesso vale per l’architetto che ne è entrato in possesso, grazie ad un’eredità materna. La Cassazione (sentenza 2612) rinvia dunque alla Corte d’Appello chiedendo di riqualificare la domanda di restituzione fatta dai derubati – che hanno vinto i primi due gradi di giudizio – in domanda di rivendica, accogliendo sul punto il ricorso dell’architetto.

    L’asta di Sotheby’s

    Una storia giudiziaria infinita, per un quadro battuto all’asta da Sotheby’s a Londra nell’81 e acquistato dalla Società Falqui Development and consulting poi sottratto dall’abitazione privata nella capitale, insieme ad altri beni nell’84. Per la Corte d’Appello non era rilevante l’assenza di una documentazione che provasse il trasferimento del dipinto dalla società Falqui alla famiglia derubata, perché questa non aveva agito in rivendica ma per il recupero della refurtiva. Da qui l’errore sottolineato dalla Suprema corte che chiede di riqualificare la domanda, non essendo assolto l’onere probatorio. L’opera era svanita nel nulla fino al 2009, quando l’architetto che l’ aveva ricevuta in dono dalla madre che a sua volta l’aveva comprata in un mercatino dell’antiquariato, segnalò ai carabinieri il possesso del capolavoro. Il risultato fu un processo per ricettazione a suo carico in seguito ad una denuncia dei derubati. Un procedimento penale sospeso in attesa della soluzione della causa petitoria con le parti civili relativa alla proprietà del dipinto.

    Non c’è usucapione

    Per quanto riguarda l’architetto, ultimo possessore della tela, precisa la Cassazione, la Corte d’Appello ha correttamente escluso che la successione universale sia valida per l’acquisto della proprietà del dipinto, in assenza di un atto traslativo a titolo particolare. Né è possibile accogliere la richiesta, in subordine, dell’usucapione perché anche ammessa, in teoria, l’applicazione del termine decennale la notifica dell’atto di citazione da parte della famiglia romana datata 2010 avrebbe interrotto il decorso del termine. Ora la parola passa alla Corte d’Appello

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