Leggende del Brich di Zumaglia

Il Brich fu governato da personaggi crudeli, scaturendo così molte leggende legate ad esso.
La più conosciuta ed anche legata a fatti storici è quella del “Murato Vivo”.
Era il 1537 quando un capitano gentiluomo che si chiamava Francesco Pecchio, si stava recando da Vercelli ad una sua tenuta ad Asigliano, da quel giorno l’uomo scomparve senza lasciarne traccia.
I francesi a seguito della destituzione di Filiberto Ferrero Fleschi, arrivarono al castello, ad un tratto udirono una voce e dei lamenti provenire da un sotterraneo.
Abbatterono una porta, trovando una larva d’uomo che giaceva sul pavimento seminudo.
Era l’uomo scomparso vent’anni prima, Francesco Pecchio.
I francesi raccontando l’accaduto sembrerebbe che Pecchio fu assalito da sicari armati mascherati.
Altre voci raccontano invece che fu una vendetta per amore tra il capitano ed il marchese.
In realtà era una vendetta da parte di Fleschi per Pecchio, che in qualità di pubblico ufficiale diede una sentenza di carattere finanziario contro di lui.
I francesi liberarono Pecchio, anche se esso una volta libero non visse a lungo.
La leggenda del caprone.
Nelle notti di plenilunio chiunque passasse lungo la strada guardando il castello, tra ruderi e rovi compariva una figura dalle sembianze di un caprone.
Se il viandante continuava a camminare lungo la strada, l’animale si impennava e lo minacciava con le sue corna.
La leggenda delle masche.
In un luogo, esterno al castello, chiamato “il torrione” si narra che intorno a tante piante di noci si radunavano le masche della regione (streghe in grado di tramutarsi in animale) .
A volte comparivano da gatti miagolanti e partecipavano a banchetti satanici, ubriacandosi e danzando, rotolandosi sul muschio.
Leggenda dei Folletti.
In tanta atmosfera leggendaria, c’è anche quella dei folletti.
Si narra che i folletti erano molto interessati alle belle ragazze dei paesi vicini.
Di notte i folletti andavano a visitarle, si avvicinavano silenziosamente e si divertivano a sciogliere le loro trecce e a rifarle.
Al risveglio delle fanciulle, si ritrovavano con capelli da vere damigelle di corte.

Anna De Falco

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