Missioni lunari Apollo:, S-IV B il cimelio volante dell’era spaziale

L’oggetto osservato da Yeung, denominato J002E3, finì al centro di un’avvincente analisi che portò a un risultato strabiliante. Non si trattava di un asteroide catturato dal nostro pianeta ma di ben altro, una reliquia dell’era spaziale risalente alle missioni lunari Apollo

Il 3 settembre di quasi 19 anni fa, l’astronomo dilettante Bill Yeung scoprì un oggetto risalente alle missioni lunari Apollo che confuse inizialmente per un asteroide mai osservato prima in un’orbita rapida attorno alla Terra.

L’oggetto osservato da Yeung, denominato J002E3, finì al centro di un’avvincente analisi che portò a un risultato strabiliante.

Non si trattava di un asteroide catturato dal nostro pianeta ma di ben altro, una reliquia dell’era spaziale risalente alle missioni lunari Apollo.

Giove il gigante del sistema solare, grazie al suo potente campo gravitazionale, cattura di frequente piccoli asteroidi e comete, la Terra invece, essendo molto più piccola, esercita una forza gravitazionale inferiore e difficilmente cattura gli oggetti che ne incrociano abbastanza spesso l’orbita.

Yeung, molto noto tra gli astronomi dilettanti, grazie alle scoperte di altri asteroidi, aggiunse J002E3 alla sua ampia collezione. Tuttavia gli astronomi del Minor Planet Center capirono quasi subito che l’oggetto designato J002E3 non era un classico asteroide, ma qualcosa di molto diverso e forse interessante.

Guardando ancora più indietro nel tempo, l’oggetto misterioso sembrava essere entrato in orbita attorno al Sole dopo essere sfuggito dall’orbita terrestre nel febbraio 1971.

I dati diedero ai ricercatori una serie di indizi per scoprire l’origine di J002E3. Un team di scienziati dell’Università dell’Arizona e del MIT eseguì un’analisi spettroscopica dell’oggetto, per capire dal tipo di impronta chimica di che materiale fosse composto. Il team grazie alla spettroscopia fece una scoperta sorprendente: J002E3 sembrava ricoperto di vernice, in particolare di vernice bianca, titanioossido (TiO2).

Kira Jorgensen Abercromby, del California Polytechnic State University, che studiò J002E3 dall’osservatorio Air Force Maui Optical & Supercomputing affermò:

“Ciò che abbiamo nei dati spettroscopici erano caratteristiche che corrispondevano ad altre parti di razzi di stadi superiori lanciati in un arco temporale simile [alle missioni lunari Apollo] e i dati corrispondevano anche alle caratteristiche tipiche trovate nelle vernici organiche che sembravano TiO2″

Un oggetto appartenente alle missioni lunari Apollo

I dati raccolti portavano a un oggetto in particolare: il terzo stadio del vettore lunare Saturno V risalente all’epoca delle missioni lunari Apollo, che risultava ricoperto da quel tipo specifico di vernice.

Il vettore Saturno V portò gli astronauti delle missioni lunari Apollo verso il nostro satellite naturale e in seguito venne utilizzato per lanciare in orbita terrestre la Stazione Spaziale Skylab.

Furono costruiti in totale 18 vettori Saturno V completi, ma ne furono lanciati solo 13 (il resto fu costruito per i test o mai utilizzato una volta esaurito il finanziamento delle missioni lunari Apollo).

Il Saturno V era un vettore composto da tre stadi. Il primo e il secondo stadio ricadevano nell’oceano una volta esaurita la spinta e non venivano recuperati. Il terzo stadio, chiamato S-IVB, lungo poco meno di 18 metri, una volta in orbita veniva riacceso in modo tale da indirizzare il modulo di comando e servizio e il LEM verso l’orbita lunare.

Da notare che la missione lunare Apollo 7 utilizzò il più piccolo Saturno IB, che era accoppiato comunque a un S-IVB come secondo stadio. Se J002E3 era effettivamente un S-IVB, la domanda successiva posta dai ricercatori divenne: “quale tra quelli lanciati verso la Luna?”

I primi voli di prova del S-IVB si conclusero tutti con il  terzo stadio che si schiantava nell’oceano oppure veniva disintegrato durante il rientro nell’atmosfera terrestre. Questo rispondeva al vero anche per i S-IVB delle missioni lunari Apollo 4, 5, 6 e 7 e per i voli del Saturno IB che lanciavano gli astronauti sulla stazione spaziale Skylab.

Le missioni lunari Apollo dalla 13 alla numero 17 fecero schiantare di proposito il terzo stadio del vettore Saturn V sulla superficie lunare per indurre terremoti artificiali che poterono essere misurati da strumenti sismici installati dagli atterraggi precedenti.

Furono le missioni lunari Apollo dalla 8 alla numero 12 che misero intenzionalmente i loro S-IVB in orbite eliocentriche. Una qualsiasi di queste missioni avrebbe potuto essere all’origine all’oggetto J002E3 scoperto da Yeung.

Analisi ancora più approfondite dell’oggetto spaziale J002E3 suggerirono che abbandonò l’orbita del nostro pianeta nel 1969, restringendo la possibile origine dall’Apollo 9 al 12 (Apollo 8 orbitò attorno alla Luna nel dicembre 1968).

Mentre lo stadio S-IVB dell’Apollo 12 doveva essere posto in un’orbita eliocentrica, questo particolare S-IVB invece finì in un’orbita molto distante attorno al nostro pianeta. Questo fece pensare che J002E3 potesse appartenere alla missione lunare Apollo 12, poiché gli scienziati sapevano già che J002E3 aveva lasciato l’orbita terrestre nel 1969.

Gli altri S-IVB delle missioni Apollo 9, 10 e 11 furono confermati in orbite eliocentriche. Quindi, procedendo per eliminazione, J002E3 è quasi certamente lo stadio S-IVB della missione lunare Apollo 12.

Per tante persone sarebbe interessante scoprire “hardware” risalente all’era Apollo e questi sentimenti sono amplificati dalle grandi dimensioni del S-IVB.

Nel caso di J002E3, SVIB percorre ancora un’orbita eliocentrica. Poco dopo la sua scoperta lasciò l’orbita terrestre nel 2003, posizionandosi in un’orbita eliocentrica. Ma i ricercatori suggeriscono che potrebbe ancora essere catturato dal nostro pianeta verso la metà degli anni ’40 del 2000.

Articoli Recenti

Related Articles

Leave a reply

Please enter your comment!
Please enter your name here